Beluga
Storia della linea
La Beluga debutta nel 1985, in piena fase di espansione internazionale di Ebel sotto la guida di Pierre-Alain Blum, come risposta del marchio al segmento dell'orologio-gioiello femminile. Il nome richiama le forme morbide e sinuose del beluga, il cetaceo bianco dei mari artici, un'immagine di eleganza e "connotazioni maestose" che il marchio ha sempre rivendicato esplicitamente per descrivere il carattere della collezione.
Fin dal lancio la Beluga si distingue per una cassa tonda dal profilo compatto, una corona ribassata e scanalata inserita nel fianco della cassa e un bracciale a bangle particolarmente sottile, pensato per accompagnare il polso femminile con la leggerezza di un gioiello più che di un orologio tecnico. La lunetta, spesso interamente pavé di diamanti, e il quadrante in madreperla — talvolta con numeri romani alle ore 6 e 12 — completano un'estetica che nel corso degli anni Ottanta e Novanta ha reso la Beluga uno dei modelli più riconoscibili del catalogo Ebel, accanto alla Sport Classic.
Rilanciata più volte nei decenni successivi, l'ultima generazione della Beluga ripropone le curve originali con un bracciale ancora più sottile e una silhouette più femminile, mantenendo la lunetta interamente diamantata — tipicamente con circa quaranta pietre incastonate — come elemento identitario della linea, in versioni sia in acciaio sia in oro.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Il Grand Prix d'Horlogerie de Genève, uno dei riconoscimenti più prestigiosi dell'orologeria svizzera, ha dedicato una propria scheda alla Beluga descrivendola come un modello che vive "all'altezza delle connotazioni maestose del proprio nome" — un omaggio esplicito al cetaceo a cui la collezione si ispira.
