Big Bang
Storia della linea
La Big Bang viene presentata a Basilea nell'aprile 2005, primo grande progetto di Jean-Claude Biver dopo il suo arrivo alla guida di Hublot l'anno precedente. Il nome, che evoca l'esplosione cosmica all'origine dell'universo, riassume l'ambizione del progetto: dare una scossa a un marchio in difficoltà applicando in modo ancora più radicale il principio dell'Art of Fusion formulato nel 1980. Il risultato è un cronografo dalla cassa imponente e squadrata, con lunetta a vista fissata da sei viti a forma di H, disponibile in combinazioni inedite di materiali — ceramica, titanio, oro, caucciù, in seguito anche kevlar e carbonio.
L'accoglienza è immediata: gli ordini triplicano nel giro di un anno e il modello riceve riconoscimenti come il Design Prize al Grand Prix d'Horlogerie de Genève 2005. Le vendite del gruppo passano da circa 24 milioni di franchi svizzeri nel 2004 a quasi 100 milioni nel 2006, un balzo che consolida la Big Bang come motore della rinascita del marchio e apre la strada, nel 2008, all'ingresso di Hublot nel gruppo LVMH.
Un passaggio tecnico decisivo arriva nel 2010, quando Hublot introduce il calibro UNICO (HUB1242, poi evoluto in HUB1280): un movimento cronografo a ruota a colonne interamente sviluppato e prodotto in manifattura, che permette per la prima volta di esporre sul quadrante della Big Bang un'architettura interamente firmata dal marchio. Da allora la linea si è ampliata con innumerevoli varianti ed edizioni speciali, tra cui collaborazioni con Ferrari, sponsorizzazioni sportive legate a FIFA World Cup e Formula 1, e l'introduzione nel 2011 del Magic Gold, il primo oro a 18 carati praticamente inscalfibile sviluppato internamente dal marchio.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Il Magic Gold, presentato nel 2011, nasce da un procedimento sviluppato internamente da Hublot in cui oro a 18 carati fuso viene fatto penetrare per capillarità in una matrice di carburo di boro ceramico: il risultato è un oro con la stessa durezza della ceramica, pressoché impossibile da graffiare, applicato per la prima volta proprio su alcune referenze Big Bang.
