Petite Heure Minute
Storia della collezione
Se la Grande Seconde porta in primo piano il grande contatore dei secondi, la Petite Heure Minute nasce come sua variazione più essenziale: la stessa architettura di base, ma priva dell'indicazione dei secondi, ridotta a un unico sottoquadrante ore/minuti decentrato su una cassa più contenuta, tipicamente da 35 mm. Questa sobrietà di impianto ha reso la collezione, fin dal suo sviluppo nella seconda metà degli anni duemila, il supporto privilegiato per le tecniche decorative della manifattura di La Chaux-de-Fonds.
Attorno al piccolo sottoquadrante, infatti, resta libera un'ampia superficie di quadrante che gli artigiani interni impiegano per applicare smalto Grand Feu dipinto o in plique-à-jour, madreperla intagliata, incisione a mano e marqueteria de paille: tecniche di mestiere d'arte che Jaquet Droz rivendica come eredità diretta dell'attenzione decorativa già presente negli orologi da tavolo di Pierre Jaquet-Droz nel Settecento. Motivi ricorrenti includono draghi, tigri, uccelli e paesaggi ispirati alla natura o a culture lontane, spesso realizzati in edizioni numerate.
Proprio per questa vocazione, la Petite Heure Minute è diventata nel tempo la collezione femminile più rappresentativa del marchio, proposta prevalentemente in oro bianco o rosso 18 carati, spesso con lunette impreziosite da diamanti, e realizzata in serie molto limitate che ne fanno, più che un orologio da produzione corrente, un oggetto di collezione legato al singolo pezzo decorativo.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Sottraendo il grande contatore dei secondi che dà il nome alla collezione gemella, la Petite Heure Minute lascia sul quadrante uno spazio libero che la manifattura considera un vero e proprio "campo pittorico": ogni esemplare decorato richiede spesso più ore di lavoro artigianale che di assemblaggio meccanico, ribaltando il rapporto tra tempo dedicato al movimento e tempo dedicato alla decorazione tipico dell'orologeria.
