Ladybird
Storia del modello
Il Ladybird nasce nel 1956, in un'epoca in cui l'orologeria femminile di fascia alta era spesso trattata come un semplice gioiello anziché come un vero strumento meccanico. Sviluppato sotto la direzione di Betty Fiechter — figura fondamentale nella storia di Blancpain, tra le prime donne a guidare una manifattura orologiera svizzera — il modello monta all'epoca quello che il marchio presenta come uno dei movimenti meccanici rotondi più piccoli mai realizzati, racchiuso in una cassa di dimensioni straordinariamente contenute per gli standard dell'epoca.
La scelta del nome, che in inglese indica la coccinella, richiama sia le dimensioni ridotte sia una certa leggerezza decorativa, ma dietro l'aspetto gioiello si cela un impegno tecnico non banale: miniaturizzare un intero movimento a carica automatica senza comprometterne l'affidabilità richiede soluzioni costruttive specifiche, ben diverse dal semplice adattamento di un calibro maschile su scala ridotta.
Nel corso dei decenni la collezione è stata più volte reinterpretata, fino alla generazione più recente presentata in occasione degli anniversari del modello — tra cui la linea Lady B, che riprende l'impostazione sferica e compatta dell'originale del 1956 aggiornandola con calibri manifattura moderni, bilancieri in silicio e una gamma di quadranti e cinturini pensata per un pubblico contemporaneo, mantenendo però intatta l'idea di fondo: un orologio piccolo, ma meccanicamente completo.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Blancpain presenta il Ladybird del 1956 come dotato di uno dei movimenti meccanici rotondi più piccoli mai prodotti fino ad allora: un primato che, secondo le fonti disponibili, resistette a lungo prima di essere superato da calibri ancora più miniaturizzati, e che continua a essere ricordato dal marchio come uno dei momenti tecnici più significativi della propria storia novecentesca.
