Panthère
Storia del modello
Il Panthère de Cartier debutta nel 1983, in un momento in cui la maison cerca un modello capace di fondere l'identità orologiera con quella, altrettanto forte, dell'alta gioielleria. Il nome e lo spirito del progetto affondano le radici in una figura chiave della storia di Cartier: Jeanne Toussaint, soprannominata "la Pantera", direttrice creativa della maison a partire dal 1933 e artefice dell'introduzione del motivo felino nei gioielli Cartier fin dal 1915. Il Panthère orologio nasce quindi come naturale estensione orologiera di un simbolo che apparteneva già da decenni al linguaggio della maison.
Il design si basa su una cassa quadrata con lunetta a viti a vista, in continuità con il vocabolario estetico già visto nel Santos, ma il vero elemento distintivo è il bracciale: composto da cinque file di maglie strettamente interconnesse, chiuso da una fibbia pressoché invisibile, che scivola sul polso con una fluidità quasi tessile, più vicina a un gioiello che a un tradizionale bracciale d'orologio. Lanciato inizialmente in oro giallo massiccio o in versione bicolore acciaio-oro, il Panthère si impone rapidamente come uno dei simboli di stile degli anni Ottanta, indossato da celebrità e rockstar dell'epoca, tra cui figure come Mick Jagger e Keith Richards.
Nel 1991 arriva la svolta che ne allarga enormemente il pubblico: una versione interamente in acciaio, più accessibile rispetto alle esecuzioni in oro, che consolida il Panthère come uno dei modelli più venduti della maison in quel decennio. Dopo un periodo di minore presenza in catalogo tra fine anni Novanta e anni Duemila, il modello è stato oggetto di più rilanci mirati, l'ultimo dei quali nel 2017, con l'introduzione di nuove varianti in oro rosa e oro bianco e un aggiornamento del sistema di chiusura, a testimonianza della sua persistente rilevanza nell'immaginario del marchio.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Jeanne Toussaint, la donna che ha dato il soprannome e in parte l'ispirazione a questo modello, non era una designer di formazione ma un'amica intima di Louis Cartier, che le affidò la direzione creativa della maison proprio per il suo gusto istintivo: fu lei, negli anni Quaranta, a trasformare la pantera in un vero e proprio emblema di Cartier, presente ancora oggi in gioielleria oltre che in orologeria.
