Storia del modello
Il primo Admiral's Cup nasce nel 1960 come omaggio all'omonima regata velica internazionale: un orologio da polso elegante, pensato non per chi era in barca ma per chi assisteva alle competizioni dalla riva, con una cassa quadrata in oro e un'incisione velica sul quadrante. Questa prima versione resta in catalogo per circa vent'anni prima di essere ritirata, senza ancora possedere gli elementi che oggi si associano immediatamente al nome Admiral's Cup.
È nel 1983 che il modello viene completamente reinventato: la cassa quadrata lascia il posto a una lunetta e a una cassa dodecagonale, a dodici lati, e — soprattutto — i tradizionali indici delle ore vengono sostituiti da dodici bandiere nautiche tratte dal codice internazionale dei segnali marittimi. Una scelta grafica insolita che nessun altro marchio orologiero ha più ripreso, e che da quel momento diventa il segno distintivo per eccellenza di Corum, ben oltre il singolo modello che lo ha introdotto.
Nei decenni successivi l'Admiral's Cup si è declinato in innumerevoli varianti: casse in acciaio, titanio, bronzo invecchiato e persino carbonio, dimensioni che arrivano fino a 48 mm nelle versioni più sportive, complicazioni come cronografi, tourbillon e un secondo fuso orario, oltre al calibro CO 277 del 1992 capace di indicare le maree (Admiral's Cup Tides, 1993). Un importante restyling arriva nel 2006, sotto la guida dell'allora CEO Antonio Calce, mentre nel 2015, per il 60° anniversario del marchio, debutta l'Admiral's Cup Legend Flying Tourbillon. Le versioni Legend 42 oggi in produzione, con cassa in acciaio da 42 mm e calibro automatico manifattura CO395, restano il punto di riferimento della linea.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Il quadrante a bandiere nautiche resta un'esclusiva di Corum: in oltre quarant'anni nessun altro marchio orologiero lo ha mai adottato. Il legame con il mondo della vela, del resto, non si è mai interrotto — nel 2011 Corum è stata cronometrista ufficiale dell'America's Cup, al fianco dello skipper francese Loïck Peyron.
