Cymaflex
Storia del modello
Negli anni Cinquanta l'industria orologiera svizzera è impegnata in una vera e propria corsa alla protezione del bilanciere, il componente più delicato di un movimento meccanico: i suoi perni, lunghi appena una frazione di millimetro, possono spezzarsi o deformarsi in seguito a un urto. Sistemi come Incabloc diventano uno standard diffuso presso molti fabbricanti; Cyma risponde con una propria soluzione brevettata, il Cymaflex, che l'azienda arriva a definire nella propria pubblicità "una delle invenzioni più importanti e preziose nella storia dell'orologeria".
Il principio del Cymaflex è quello di un cuscinetto in rubino posto a ciascuna estremità del perno del bilanciere, capace di assorbire l'energia di un urto e proteggere così il cuore del movimento. Cyma non si limita a impiegarlo come componente tecnico: ne fa il nome di un'intera linea di orologi da città, prodotta in diverse esecuzioni — in acciaio con fondello cromato o in oro da 9 a 18 carati — spesso con il marchio "Cymaflex" reso visibile sul quadrante o sul fondello, a testimonianza diretta al cliente dell'affidabilità del meccanismo.
La tecnologia e il nome Cymaflex non restano confinati agli orologi da città: compaiono anche su modelli dal carattere più sportivo prodotti negli stessi anni, come il Navystar, segno di quanto la resistenza agli urti fosse diventata centrale nel posizionamento commerciale del marchio in un'epoca in cui Cyma rivendicava, nel complesso della propria produzione, oltre venti innovazioni tecnologiche brevettate.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Nel materiale pubblicitario dell'epoca Cyma descriveva i perni del bilanciere protetti dal Cymaflex con dettagli quasi da manuale scientifico: lunghi appena 1/75 di pollice e con un diametro di 3/1000 di pollice, una miniaturizzazione estrema che il marchio usava per spiegare al pubblico, in termini semplici, perché un sistema antiurto fosse così prezioso in un orologio meccanico.
