Spaceleader
Storia della linea
Lo Spaceleader nasce nella prima metà degli anni Settanta, un periodo in cui l'immaginario della corsa allo spazio permea non solo la cultura popolare ma anche il design industriale, orologeria compresa: il nome stesso, evocativo di un'epoca affascinata dall'esplorazione orbitale, si inserisce nel percorso che pochi anni prima aveva visto Fortis presentare lo Spacematic agli astronauti del programma Gemini della NASA, pur senza che lo Spaceleader condividesse con quel modello un reale impiego in missioni spaziali reali.
Dal punto di vista tecnico ed estetico, lo Spaceleader si distingue per una cassa in acciaio dal design modulare, con elementi cromati e un bracciale in acciaio massiccio integrato alla cassa, secondo un linguaggio formale squadrato e deciso tipico dell'epoca. Il movimento automatico ETA calibro 2789, prodotto tra il 1969 e il 1976, colloca con buona approssimazione la produzione del modello nella prima metà del decennio; il quadrante, disponibile in diverse colorazioni — argento, blu, placcato oro e, più raramente nella prima generazione, un vivace arancione — è spesso caratterizzato da un ampio datario, elemento che diventa uno dei tratti distintivi più riconoscibili della linea.
A differenza della linea Cosmonauts, nata da un percorso di certificazione tecnica per l'uso reale nello spazio, lo Spaceleader resta soprattutto un prodotto di design e di costume, pensato per un pubblico più ampio e legato al gusto dell'epoca piuttosto che a un impiego strumentale: proprio per questo, oggi il modello viene apprezzato dai collezionisti principalmente come testimonianza dell'estetica "space age" degli anni Settanta nel catalogo Fortis, più che come antenato tecnico dei cronografi spaziali del marchio.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Pur non avendo mai lasciato l'atmosfera terrestre, lo Spaceleader porta nel nome lo stesso immaginario spaziale che pochi anni dopo, con l'Official Cosmonauts Chronograph, sarebbe diventato per Fortis una realtà tecnica certificata: un curioso caso in cui il marketing anticipa, quasi per caso, la storia che il marchio avrebbe poi scritto davvero nello spazio.
