Storia della linea
Il Da Vinci debutta nel 1969 con la referenza 3501, che ha il merito di ospitare il primo movimento al quarzo prodotto in Svizzera, il calibro Beta 21, racchiuso in una cassa esagonale in oro. Il nome, un omaggio a Leonardo da Vinci, viene scelto per rappresentare l'incontro tra estetica e tecnologia — un manifesto perfetto per un orologio che, in piena rivoluzione del quarzo, intendeva dimostrare come l'industria orologiera svizzera fosse capace di innovare tanto quanto quella asiatica.
Il capitolo più celebre della linea arriva nel 1985, quando il direttore Günter Blümlein affida all'orologiaio interno Kurt Klaus lo sviluppo di un calendario perpetuo meccanico completamente integrato in un modulo autonomo di 81 componenti (referenza 3750), montato in una caratteristica cassa a forma di cuscino. Il meccanismo di Klaus mostra data, giorno, mese, anno a quattro cifre e fase lunare — con un errore di appena un giorno ogni 122 anni — ed è impostabile interamente tramite la corona, un livello di semplicità d'uso eccezionale per una complicazione di questo livello all'epoca. L'anno successivo, la referenza 3755 introduce la prima cassa al mondo in ceramica nera all'ossido di zirconio, materiale ad alta tecnologia mutuato anche dall'industria aerospaziale.
Nel 2007 la linea viene reinterpretata con una cassa tonneau e il Cronografo Da Vinci ref. 3764, che monta il primo calibro cronografico interamente di manifattura IWC, il 89630. Seguono versioni in ceramica e titanio e, nel 2009, la referenza 3761 con display digitale di data e mese, un richiamo diretto alla tasca Pallweber del 1884. Il Da Vinci non fa più parte del catalogo corrente di IWC, ma resta uno dei capitoli più significativi della storia del marchio per l'importanza dell'innovazione meccanica che vi fu introdotta.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Il modulo calendario perpetuo ideato da Kurt Klaus nel 1985 restò pressoché invariato nel design per decenni, considerato tra gli sviluppi più ingegnosi mai applicati a un orologio da polso automatico dell'epoca: la sua eleganza costruttiva, capace di sbagliare di un solo giorno ogni 122 anni pur essendo regolabile con la sola corona, è tuttora studiata come un caso esemplare di meccanica orologiera applicata.
