Kingmatic
Storia del modello
Il Kingmatic debutta nel 1956 come risposta di Movado a un fenomeno che stava allora attraversando tutta l'alta orologeria svizzera: il boom degli orologi automatici eleganti da uomo nel decennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale, quando la carica manuale cominciava ad apparire un vincolo superato per chi cercava un orologio da polso di rappresentanza. A differenza di molti concorrenti, che per i propri automatici si affidavano a fornitori esterni, Movado equipaggia il Kingmatic con calibri interamente sviluppati e prodotti in casa: una famiglia di movimenti automatici a 28 rubini che comprende, nel corso degli anni, il calibro 115 "Futuramic" iniziale e le evoluzioni successive 388, 389, 395, 408, 431, 531, fino al 538 "Kingmatic Calendoplan" dotato di calendario. Non è un dettaglio da poco: nello stesso periodo Movado deposita, secondo le ricostruzioni storiche di settore, quasi 98 brevetti svizzeri tra il 1900 e il 1969, la prova di una capacità manifatturiera autonoma che pochi marchi di quella fascia potevano vantare.
La variante più ricercata dai collezionisti odierni è il Kingmatic Sub-Sea, equipaggiato con casse impermeabili realizzate da François Borgel, lo stesso specialista svizzero di casse a tenuta d'acqua al quale, nello stesso periodo, si affidava anche Patek Philippe per alcuni dei propri modelli sportivi. Le casse Borgel del Kingmatic Sub-Sea portano all'interno del fondello una caratteristica marcatura "FB", oggi uno dei dettagli che gli esperti di orologi vintage controllano per autenticarne l'origine. Il Kingmatic rappresenta così, più di ogni altro modello del catalogo storico Movado, il punto più alto raggiunto dal marchio come manifattura verticalmente indipendente: un'epoca che si chiude bruscamente nel 1969, quando la fusione societaria con Zenith segna l'inizio di un nuovo capitolo, meno legato alla produzione interna di calibri propri.
Il nome Kingmatic è rimasto nella memoria del marchio al punto da essere scelto, nel 2026, come protagonista delle celebrazioni per il 145° anniversario di Movado: la Heritage Kingmatic, presentata in quell'occasione, riprende la silhouette a cassa cushion (a forma di cuscino) tipica dei primi anni Sessanta, in un diametro più contenuto di 35 mm, con fondello a vista in zaffiro per ammirare il movimento — questa volta un calibro di manifattura terza, il Sellita SW200-1 — e un quadrante nero con indici applicati in stile vintage. È un raro caso, nel catalogo Movado, in cui un modello degli anni Cinquanta viene ripreso non come semplice citazione estetica ma come vera e propria riedizione dichiarata, capace di collegare direttamente l'epoca d'oro della manifattura indipendente al presente del marchio.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Le casse impermeabili del Kingmatic Sub-Sea uscivano dallo stesso atelier, quello di François Borgel, al quale in quegli stessi anni si affidava anche Patek Philippe per alcuni dei propri orologi sportivi: un dettaglio che pochi associano oggi al nome Movado, ma che testimonia quanto fosse solida, prima della fusione con Zenith del 1969, la rete di fornitori di alto livello a cui il marchio poteva accedere come manifattura pienamente indipendente.
