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Omega Speedmaster
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Foto in arrivo
MovimentoManuale calibro 321/1861/3861, cronografo
Diametro42 mm (Moonwatch Professional)
Spessorecirca 14,4 mm
Impermeabilità5 bar (50 m)
VetroPlexiglas o zaffiro a seconda della versione

Speedmaster

Nato per i piloti nel 1957, diventato il "Moonwatch" dopo il 21 luglio 1969

Storia della linea

Lo Speedmaster debutta nel 1957 come cronografo pensato per piloti automobilistici e ingegneri, all'interno dello stesso lancio che porta sul mercato anche il Seamaster 300 e il Railmaster: un trio di strumenti professionali che, decenni dopo, gli appassionati hanno battezzato collettivamente "Trilogy". La prima referenza, la CK2915, introduce due tratti distintivi che accompagneranno la linea per tutta la sua storia: la lunetta tachimetrica in acciaio (al posto della più comune ghiera girevole) e la disposizione "a occhiali" dei tre contatori del cronografo sul quadrante, pensata per una lettura rapida dei tempi durante una gara.

La svolta arriva nel 1965, quando la NASA sottopone diversi cronografi disponibili in commercio a una serie di test durissimi — shock termici, vuoto, vibrazioni, umidità, accelerazioni — per selezionare uno strumento da fornire agli equipaggi dei programmi Mercury, Gemini e Apollo. Il 1° marzo 1965 lo Speedmaster, nella sua versione allora in commercio, risulta l'unico a superare l'intera batteria di prove e viene qualificato ufficialmente per tutte le missioni con equipaggio, incluse le attività extraveicolari nello spazio aperto. Da quel momento l'orologio accompagna gli astronauti americani in tutti i principali programmi spaziali, da Gemini alle missioni Apollo.

Il momento che consacra definitivamente la linea arriva il 21 luglio 1969: durante la missione Apollo 11, lo Speedmaster Professional al polso dell'equipaggio diventa il primo orologio indossato sulla superficie lunare, meritandosi da allora il soprannome informale di "Moonwatch". Un altro episodio, meno noto ma altrettanto celebrato dagli appassionati, riguarda la missione Apollo 13 del 1970: dopo l'esplosione di un serbatoio di ossigeno, l'equipaggio utilizza il proprio Speedmaster per cronometrare manualmente un'accensione critica dei motori necessaria al rientro sulla Terra in assenza di strumentazione di bordo affidabile, un contributo che vale a Omega, nel 1970, il Silver Snoopy Award assegnato dalla NASA.

Nei decenni successivi la linea si è ampliata enormemente senza mai abbandonare il modello di riferimento, oggi commercializzato come "Speedmaster Moonwatch Professional": accanto al calibro manuale originario (il 321, poi il 1861 e, dal 2019, il 3861 con scappamento Co-Axial e certificazione Master Chronometer) sono nate versioni automatiche, cronografi a rattrapante, edizioni per il motorsport come lo Speedmaster Racing, e serie commemorative delle missioni spaziali, mentre il modello storico resta l'unico orologio da polso ancora qualificato dalla NASA per le attività extraveicolari.

Caratteristiche tecniche

Movimento
Calibro manuale 1861/3861 (eredità del 321), cronografo a colonne o a camma
Cassa
42 mm, acciaio, anse a "torsione" (twisted lugs)
Lunetta
Fissa, tachimetrica, in acciaio o alluminio
Quadrante
Nero opaco, tre contatori "a occhiali" a ore 3, 6 e 9
Vetro
Plexiglas bombato (versione storica) o zaffiro Hesalite-style
Impermeabilità
5 bar (50 m)
Cinturino
Bracciale in acciaio o cinturino in pelle/NATO
Certificazione
Qualificato NASA (1965); versioni recenti Master Chronometer METAS

Esecuzioni principali

Speedmaster CK2915Prima referenza, lunetta in acciaio, lancette a fogliadal 1957
Speedmaster Professional "Moonwatch"Calibro manuale 1861, riferimento storico qualificato NASAproduzione corrente
Speedmaster Moonwatch Professional Co-Axial Master ChronometerCalibro 3861, scappamento Co-Axial, certificazione METASdal 2019
Speedmaster '57 / RacingVarianti automatiche a ispirazione motoristicaproduzione corrente
Curiosità

Il primo Speedmaster ad andare nello spazio non fu una scelta della NASA, ma un'iniziativa personale: nel 1962 l'astronauta Wally Schirra acquistò di tasca propria un Speedmaster in un negozio e lo portò con sé a bordo della capsula Mercury durante la missione Sigma 7, tre anni prima che l'orologio venisse sottoposto ai test di qualificazione ufficiali del 1965.