Paul Picot
Storia del marchio
Paul Picot nasce nel 1976 per iniziativa di Mario Boiocchi, imprenditore italiano legato a una famiglia — quella dei Boiocchi, appunto — che fin dagli anni Venti del Novecento possedeva un'attività orologiera e orafa che portava già il cognome Picot. È in quel momento, nel pieno della crisi del quarzo che stava spingendo gran parte dell'industria svizzera verso l'elettronica a basso costo, che Boiocchi decide di andare in direzione opposta: rilancia il nome storico come un marchio dedicato esclusivamente all'orologeria meccanica di fattura classica, in polemica dichiarata con la deriva industriale del settore. Il nome scelto, "Paul Picot", riprende — secondo la ricostruzione più diffusa nelle fonti di settore — quello di un artigiano orologiaio attivo nel Diciottesimo secolo, capace di disegnare, rifinire, decorare e assemblare interamente a mano i propri orologi: un riferimento simbolico alla manualità pre-industriale più che una discendenza aziendale diretta.
La manifattura ha sempre mantenuto una doppia anima italo-svizzera: la produzione resta interamente elvetica, concentrata nell'Arco giurassiano a Le Noirmont, mentre la sede storica della distribuzione e dell'amministrazione si trova a Valenza, in Piemonte, città italiana con una lunga tradizione orafa. Negli anni Novanta il gruppo Boiocchi rileva anche la storica casa Levrette, fondata nel 1832, ampliando il proprio portafoglio senza però intaccare l'identità del marchio principale. Paul Picot si definisce una "manifattura parziale": non produce internamente ogni singolo componente come le grandi maison verticali, ma sviluppa complicazioni esclusive — rattrapanti, riserve di carica, doppie date, fasi lunari — a partire da calibri di base (in larga parte ETA/Valjoux) e dal recupero di movimenti storici restaurati, con una produzione annua stimata nell'ordine di alcune migliaia di pezzi distribuiti in oltre trenta paesi, con l'Italia da sempre primo mercato di riferimento.
Il marchio ha coltivato negli anni un legame ricorrente con il mondo dei motori e della vela: già negli anni Ottanta i cronografi Paul Picot accompagnano le competizioni di motonautica offshore, con podi nel campionato mondiale Class 1, mentre nel 2013 il marchio diventa cronometrista ufficiale del campionato mondiale ORC a bordo del TP52 Aniene. Non manca il tributo alla storia italiana: nel 2013 un cronografo dedicato ai vincitori della Mille Miglia del 1927 e, nel 2014, un modello ispirato all'idrovolante Savoia-Marchetti S.55, a testimonianza di un'attenzione costante alla memoria industriale e sportiva del proprio paese di origine commerciale. Rimasta indipendente dai grandi gruppi orologieri, negli anni più recenti la direzione del marchio è passata a Eric Oppliger, che ne ha accompagnato un riposizionamento verso l'alto, con finiture più elaborate e complicazioni via via più originali, mantenendo però intatta la filosofia di fondo che il marchio stesso definisce "classicismo rivisitato": rispetto delle proporzioni e dei codici estetici tradizionali, senza inseguire l'ornamentazione fine a se stessa.
Le fonti indipendenti su Paul Picot sono meno abbondanti e più frammentarie di quelle disponibili per le grandi manifatture: buona parte del racconto storico più minuto — cifre di produzione esatte, passaggi societari interni, dettagli sui primi anni Ottanta — proviene da rivenditori, riviste di settore italiane e dal sito ufficiale del marchio, con relativamente pochi riscontri incrociati indipendenti; le informazioni qui riportate sono quelle su cui le fonti reperite convergono con maggiore concordanza.
