Okean
Storia della linea
Secondo le fonti disponibili, la produzione dell'Okean (in russo "Oceano") viene avviata nel 1976 dalla Prima Fabbrica di Orologi di Mosca: è il secondo cronografo sovietico prodotto in serie non su licenza diretta, dopo lo Strela già raccontato nella pagina dedicata a Poljot su questa stessa enciclopedia. A differenza dello Strela, l'Okean nasce specificamente per i comandanti della marina sovietica ed è distribuito esclusivamente alle unità militari: resta inaccessibile al pubblico civile fino al 1983, quando la fabbrica avvia anche una produzione destinata alla vendita.
Il cuore dell'orologio è il calibro manuale 3133, evoluzione sovietica dello svizzero Valjoux 7734 prodotto su licenza: i tecnici della fabbrica moscovita ne alzano la frequenza da 18.000 a 21.600 alternanze/ora e il numero di rubini da 17 a 23, ottenendo un cronografo a ruota a colonna più preciso e resistente. Rispetto a un cronografo generico, l'Okean si distingue per un set di funzioni pensate su misura per la navigazione: oltre al cronografo con contatore dei 30 minuti e alla data, il quadrante integra una scala per la lettura di 12 fusi orari diversi e una scala telemetrica, utile per stimare la distanza di un fenomeno visibile calcolando lo scarto tra la sua osservazione e la percezione del suono associato.
Il nome e il calibro sono oggi proposti sotto il marchio Sturmanskie in una veste aggiornata: cassa in acciaio spazzolato e lucido da 39,5 mm di diametro e 13,8 mm di spessore, vetro minerale disegnato per richiamare l'estetica del plexiglass degli esemplari originali anni '80, quadrante blu-argento con indici luminescenti e impermeabilità dichiarata di 5 ATM. Le fonti consultate non chiariscono in modo univoco la continuità produttiva dell'Okean tra la fine dell'era sovietica e il rilancio recente, un'area grigia coerente con la scarsità di documentazione affidabile su questo marchio.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
La scala telemetrica dell'Okean permetteva, in teoria, di stimare la distanza da un evento sia visibile che udibile — ad esempio uno sparo o un'esplosione — misurando con il cronografo l'intervallo tra il momento in cui si vede il fenomeno e quello in cui se ne sente il suono: una funzione tipica dei cronografi militari e ingegneristici di metà Novecento, qui adattata al contesto navale.
