Royal Oak Concept
Storia del modello
Il Royal Oak Concept debutta nel 2002, in occasione del trentesimo anniversario del Royal Oak originale, con il riferimento 25980AI.OO.D003SU.01, noto tra i collezionisti anche con la sigla interna "CW1". L'obiettivo dichiarato non è proporre un'ennesima variante estetica dell'ottagono di Gérald Genta, ma trasformare quel linguaggio in un banco di prova per soluzioni tecniche e materiali che il marchio non aveva mai utilizzato prima in un orologio da polso.
Il primo modello introduce l'Alacrite 602, una lega a base di cobalto (circa 57% cobalto, 31% cromo, 5% tungsteno) sviluppata per l'industria aerospaziale e medica, scelta per la sua durezza — più del doppio di quella dell'acciaio comune — e per l'aspetto simile al platino pur restando un materiale non prezioso. Il CW1 monta inoltre un tourbillon progettato per resistere ad accelerazioni fino a 5.000 g, dimostrato pubblicamente dal marchio lanciando l'orologio da un'altezza considerevole, e introduce un dinamografo per misurare in tempo reale la coppia residua della molla di carica.
Nei vent'anni successivi la linea Concept ha ospitato alcune delle complicazioni più spinte mai prodotte da Audemars Piguet, comprese collaborazioni con il pilota di Formula 1 Michael Schumacher (il "Laptimer", con funzione di cronografo a scatto multiplo) e versioni con GMT e tourbillon supersportivo in materiali come il forged carbon e la ceramica. Pur restando una linea di nicchia per volumi molto contenuti, il Royal Oak Concept è considerato dagli addetti ai lavori il principale terreno di sperimentazione tecnica del marchio, anticipando spesso soluzioni poi riprese, in forma più contenuta, sulle linee Royal Oak e Royal Oak Offshore di produzione più ampia.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Per dimostrare la resistenza del tourbillon del primo Royal Oak Concept, Audemars Piguet lasciò cadere pubblicamente l'orologio da un'altezza di alcuni metri durante la presentazione: un gesto pensato per comunicare, in modo diretto, quanto la linea Concept fosse concepita come collaudo estremo delle proprie innovazioni tecniche piuttosto che come semplice esercizio di stile.
