Capeland
Storia del modello
Il nome Capeland viene utilizzato per la prima volta da Baume & Mercier per una serie di cronografi realizzati negli anni Novanta, ma l'estetica che oggi si associa al modello guarda molto più indietro nel tempo: si ispira liberamente a un cronografo prodotto dalla maison sul finire degli anni Quaranta, di cui riprende lancette "a elica" arrotondate e numeri arabi dal disegno morbido, tipici dell'orologeria da polso del dopoguerra.
La versione che ha reso il nome Capeland riconoscibile presso appassionati e collezionisti debutta al SIHH di Ginevra nel 2011: una cassa in acciaio dalle anse curve, un quadrante tricompax con contatori del cronografo, scala tachimetrica e, in alcune esecuzioni, scala telemetrica in rosso — un impianto grafico denso ma bilanciato, pensato per restituire fedelmente l'atmosfera degli strumenti da polso di metà Novecento senza scimmiottare i codici, ormai molto affollati, dell'orologeria aviatoria o motoristica.
Nel 2016 la collezione ospita anche una serie di edizioni speciali dedicate alla Shelby Cobra, realizzata in collaborazione con lo storico marchio automobilistico americano — una delle rare incursioni "a tema" di Baume & Mercier nel mondo motoristico, condivisa in parallelo anche con la Clifton. Pur restando una collezione di nicchia rispetto a big seller come Classima o Clifton, il Capeland viene considerato da una parte della stampa di settore uno dei cronografi più sottovalutati del panorama svizzero di fascia media, proprio per la sua capacità di offrire un design storicamente fondato senza il sovrapprezzo "di culto" riservato ad altri nomi più celebrati.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
A differenza di molti cronografi da collezione, che costruiscono gran parte del proprio fascino su un legame dichiarato con l'aviazione, l'automobilismo sportivo o l'esplorazione spaziale, il Capeland gioca volutamente una carta diversa: la sua narrazione resta ancorata a un modello storico interno alla maison di fine anni Quaranta, senza cercare sponsorizzazioni o aneddoti presi in prestito da altri mondi — una scelta di posizionamento che alcuni osservatori di settore hanno definito, con un certo favore, "di understatement".
