Oceanographer
Storia del modello
Nel 1961 Bulova presenta il suo primo orologio pensato specificamente per l'uso subacqueo, montato su una cassa di tipo "Compressor" fornita dall'azienda svizzera Ervin Piquerez SA (EPSA), la stessa tecnologia di tenuta stagna adottata in quegli anni da diversi altri marchi per i propri subacquei. A distinguere l'orologio Bulova dalla concorrenza fu però una scelta di marketing audace: mentre le casse Compressor standard erano dichiarate resistenti fino a 600 piedi, Bulova spinse il dato a 666 piedi (circa 200 metri), il "numero della bestia" citato nell'Apocalisse biblica — un'associazione volutamente provocatoria che valse all'orologio il soprannome, ancora oggi diffuso tra i collezionisti, di "Devil Diver".
«Devil Diver» è in realtà un nome-ombrello che il collezionismo usa per l'intera famiglia dei subacquei Bulova garantiti a 666 piedi, comparsa nel corso del decennio in più varianti quasi gemelle — Deep Sea, Surfboard e, soprattutto, Snorkel. Quest'ultimo debutta a fine 1968 con un quadrante "a mirino" dagli indici tridimensionali rivestiti di materiale luminescente al trizio e una lunetta bicolore con i primi quindici minuti evidenziati in rosso, utile per cronometrare le soste di decompressione durante le immersioni. Il nome "Snorkel" richiama la sua destinazione d'uso dichiarata da Bulova: un orologio pensato per lo snorkeling e le immersioni in apnea più che per la subacquea professionale in profondità, il che permise di contenere la cassa (circa 36 mm) rispetto ai subacquei "da lavoro" della concorrenza. Prodotto fino alla metà degli anni '70 in diverse referenze — tra cui la 386-1 e la 386-3, tra le più citate oggi da collezionisti e case d'asta — il Snorkel divenne rapidamente la variante più diffusa e riconoscibile dell'intera famiglia Devil Diver, al punto da essere spesso il nome con cui il collezionismo identifica oggi l'intera linea.
È nel 1969, sulla stessa impostazione di cassa e quadrante ereditata dal Snorkel, che il nome "Oceanographer" compare per la prima volta accanto al logo Bulova: da quel momento diventa la denominazione ufficiale dell'intera linea, mentre "Devil Diver" e "Snorkel" restano i soprannomi con cui i collezionisti la conoscono meglio. Alcune referenze della famiglia furono equipaggiate anche con il calibro Accutron a diapason, unendo l'estetica da subacqueo robusto alla precisione elettronica che in quello stesso periodo rendeva celebre Bulova. Gli esemplari vintage di fine anni '60 e anni '70 sono oggi tra i subacquei più ricercati del collezionismo Bulova: alla relativa rarità si aggiungono una costruzione interamente in acciaio (non placcato), un design distintivo — cassa "Compressor" arrotondata, quadrante a mirino, indici tridimensionali — che non trova veri equivalenti tra i subacquei coevi di altri marchi, e il fascino un po' provocatorio del rating a 666 piedi. È una domanda che lo stesso Bulova continua ad alimentare rimettendo il modello in produzione: dalla riedizione Archive Series, fedele al design del 1970 ma con movimento e materiali aggiornati, fino alla più recente collezione Snorkel con casse in ceramica ibrida — a conferma di quanto il nome vintage resti ancora oggi il vero patrimonio della linea.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Il numero 666 sul quadrante non era un errore né un capriccio stilistico, ma una scelta di marketing calcolata: Bulova sapeva bene di richiamare il "numero della bestia" del Libro dell'Apocalisse, e giocò apertamente su quell'ambiguità per rendere il proprio subacqueo memorabile rispetto alla concorrenza, che si fermava prudentemente a 600 piedi.
