Timemaster
Storia del modello
Lanciato nel 2000, il Timemaster segna una svolta rispetto al linguaggio squisitamente neo-classico con cui Chronoswiss si era imposta negli anni Ottanta e Novanta: la cassa cresce fino a 44 mm, i quadranti si fanno più contrastati e leggibili, e l'impostazione generale si avvicina a quella di un cronografo da strumento, pensato per la lettura rapida del tempo trascorso più che per l'eleganza da polso formale. Resta però intatta l'attenzione per i dettagli costruttivi cari al marchio, dalla corona più imponente alle finiture a vista sul movimento.
Negli anni la linea si è ampliata con numerose complicazioni utili al viaggiatore e allo sportivo: versioni GMT con secondo fuso orario, cronografi flyback capaci di azzerare e ripartire il conteggio con una sola pressione, funzioni pointer-date con lancetta centrale dedicata alla data e varianti day-date. Il Timemaster Chronograph Skeleton, con platina e ponti scheletrati a vista, rappresenta l'incontro più esplicito tra l'anima strumentale della linea e la tradizione di trasparenza costruttiva che accompagna Chronoswiss fin dal Régulateur del 1987.
Il Timemaster ha permesso al marchio di rivolgersi a un pubblico più orientato al cronografo sportivo e da viaggio, ampliando il catalogo oltre l'estetica da orologio da tasca reinterpretato che caratterizza Régulateur e Kairos, pur mantenendo movimenti automatici di manifattura o ampiamente modificati e una cura delle finiture coerente con il posizionamento indipendente del marchio.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Con i suoi 44 mm di diametro, il Timemaster è tra le casse più grandi mai realizzate da Chronoswiss: un cambio di scala netto rispetto ai 38 mm del Régulateur originale del 1987, che riflette il progressivo spostamento del gusto orologiero verso cronografi da strumento di dimensioni generose tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila.
