Manufacture Royale
Storia del marchio
Il nome Manufacture Royale affonda le radici nel 1770, quando il filosofo Voltaire, che dal 1758 viveva nella sua proprietà di Ferney, alle porte di Ginevra, favorì la nascita di botteghe orologiere nella zona per dare lavoro agli artigiani ugonotti fuggiti dalla Francia e per affrancare il piccolo villaggio dalla povertà. Tra gli orologiai attivi in quell'ambiente figurò anche Jean-Antoine Lépine, destinato a diventare orologiaio di corte e tra i nomi più influenti della storia dell'orologeria francese. Con la morte di Voltaire nel 1778 l'attività perse il proprio motore e si spense gradualmente nei decenni successivi, restando poi un capitolo dimenticato per oltre due secoli.
Il nome è stato resuscitato nel 2010 a Vallorbe, nel canton Vaud, a pochi chilometri dal confine francese e non lontano dalla stessa Ferney-Voltaire: un rilancio guidato dai cugini David e Alexis Gouten, che hanno scelto di riportare in vita l'insegna settecentesca non come semplice operazione nostalgica, ma come manifesto di un'orologeria indipendente, manifatturiera e volutamente anticonformista. Fin dai primi anni la nuova Manufacture Royale ha sviluppato calibri interamente in-house — oggi la manifattura ne conta diversi, tra tourbillon, ripetizioni minuti e complicazioni scheletrate — rifiutando la strada, più semplice e meno costosa, dei movimenti base d'acquisto comuni a molta della concorrenza.
Il tratto che ha reso immediatamente riconoscibile il marchio rilanciato è un'estetica scultorea e dichiaratamente "steampunk": casse costruite come piccole architetture meccaniche, con ponti, viti e ingranaggi disposti su più piani e lasciati volutamente a vista, spesso in titanio, acciaio DLC o carbonio forgiato accanto alle versioni in oro. Il debutto ufficiale avviene nel 2010 con l'Androgyne, un tourbillon volante dal linguaggio industriale che stabilisce da subito il codice stilistico del marchio, seguito negli anni successivi da collezioni come 1770, Opera e ADN, ciascuna sviluppata anche in collaborazione con designer esterni come Eric Giroud e Sébastien Perret, pur mantenendo un'identità visiva coerente e immediatamente identificabile.
