Metro
Storia della linea
Presentata nel 2014, la Metro nasce da un progetto dell'industrial designer Mark Braun e si distingue subito dal resto del catalogo Nomos per alcune scelte stilistiche insolite rispetto al rigore quasi geometrico di Tangente e Orion: la corona di carica decentrata a ore 2 invece che a ore 3, numeri con un disegno più marcato ispirato alla tipografia urbana degli anni Trenta, un carattere volutamente più "architettonico" che dialoga con l'estetica Bauhaus senza limitarsi a riproporla in modo letterale.
Il vero salto, però, è tecnico più che estetico: la Metro è la linea con cui Nomos introduce per la prima volta un proprio scappamento manifattura, il cosiddetto "sistema a bilanciere", risultato di anni di ricerca condotta insieme all'Università Tecnica di Dresda per liberare l'azienda dalla dipendenza da fornitori esterni anche per il cuore pulsante del movimento, non solo per la sua architettura. Da questo sviluppo nascono i calibri a marchio DUW (Deutsche Uhrenwerke Glashütte), che nel tempo hanno equipaggiato anche altre linee del catalogo, a partire dalla Tangente Neomatik.
La Metro rappresenta quindi, più delle linee storiche del 1992, il momento in cui Nomos completa il proprio percorso verso l'indipendenza produttiva totale: non più solo casse e finiture disegnate internamente, ma anche il meccanismo di regolazione del tempo, il componente più delicato di un movimento meccanico, sviluppato e prodotto in casa.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Lo scappamento "a bilanciere" nato con la Metro è stato definito da Nomos stessa il primo scappamento meccanico prodotto in serie e concepito in Germania dopo decenni, un dettaglio che il marchio ha usato per rivendicare un ruolo di innovazione tecnica e non solo estetica nel panorama dell'orologeria meccanica indipendente.
