Nomos Glashütte
Storia del marchio
Nomos Glashütte nasce nel 1990, a pochi mesi dalla caduta del Muro di Berlino, per iniziativa di Roland Schwertner, un imprenditore tedesco occidentale che intuisce l'opportunità storica offerta dalla riunificazione: riportare in vita l'orologeria meccanica a Glashütte, la cittadina saxone che prima della Seconda guerra mondiale era stata uno dei centri orologieri più importanti d'Europa e che nel dopoguerra era rimasta isolata dietro la Cortina di ferro. Le prime referenze, tra cui la Tangente disegnata da Susanne Günther, vengono presentate nel 1992 e stabiliscono immediatamente un linguaggio estetico riconoscibile: linee pulite, quadranti leggibili, casse sottili, un'eredità dichiarata del design Bauhaus nato a poca distanza da lì, a Dessau, negli anni Venti.
A differenza di molte manifatture storiche rilanciate dopo la riunificazione e finite sotto il controllo di grandi gruppi orologieri svizzeri, Nomos ha scelto e mantenuto un percorso indipendente, restando di proprietà privata. Questa indipendenza è diventata anche industriale: fino al 2005 i suoi orologi erano equipaggiati con movimenti di base ETA o Peseux rilavorati, ma a partire da quell'anno l'azienda ha iniziato a produrre calibri manifattura propri, prima con la famiglia Alpha e poi, dal 2014, con lo sviluppo di un proprio scappamento (il "sistema a bilanciere" Nomos, frutto di anni di ricerca con l'Università Tecnica di Dresda), integrato dal 2016 nei calibri a marchio DUW — sigla di Deutsche Uhrenwerke Glashütte, la società satellite creata apposta per la produzione dei movimenti.
Oggi Nomos rimane una delle poche manifatture tedesche a controllare l'intera filiera produttiva — dai movimenti alle casse, disegnati internamente dal proprio studio creativo di Berlino — pur restando un'azienda di dimensioni contenute rispetto ai grandi nomi svizzeri. Il legame con Glashütte è anche normativo: l'uso della scritta "Glashütte" sul quadrante è tutelato da una legge tedesca che impone una quota minima di lavorazione locale, condizione che Nomos ha dovuto dimostrare di rispettare fin dai primi anni per poter apporre quel nome ai propri orologi.
