Storia del modello
La linea Aviator nasce attorno al calibro 3133, il cronografo manuale che Poljot rende ampiamente disponibile a partire dal 1983 dopo averlo sviluppato negli anni '70 adattando componenti dei calibri svizzeri Venus e Valjoux 7734. Con la sua cassa robusta in acciaio, il quadrante nero leggibile con scala tachimetrica sulla lunetta e gli indici luminescenti, l'Aviator riprende il linguaggio estetico dei cronografi da polso in dotazione ai piloti militari sovietici, diventando negli anni '80 il volto più riconoscibile — insieme allo Strela — della produzione cronografica di Poljot.
È soprattutto negli anni '90, nel periodo di apertura successivo al crollo dell'Unione Sovietica, che l'Aviator conosce la sua massima diffusione: esportato in grandi quantità verso l'Europa e gli Stati Uniti a prezzi contenuti rispetto ai cronografi meccanici svizzeri, diventa per molti collezionisti occidentali il primo contatto diretto con l'orologeria meccanica sovietica e con il calibro 3133 in particolare, contribuendo non poco alla fama internazionale di Poljot.
Con il fallimento della fabbrica storica nel 2004 anche il nome Aviator segue il destino frammentato del marchio: i diritti passano a Volmax, che negli anni successivi sposta parte della produzione in Svizzera adottando un linguaggio progettuale più vicino agli standard orologieri occidentali e in parte distante dall'impostazione originale sovietica — un ulteriore esempio, insieme a Sturmanskie e Buran, di come l'eredità Poljot si sia divisa tra soggetti e strade diverse dopo la chiusura della fabbrica madre.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Grazie ai prezzi accessibili degli anni '90, molti appassionati occidentali di orologeria meccanica hanno scoperto il calibro 3133 — e con esso l'intera tradizione cronografica sovietica — proprio attraverso un esemplare della linea Aviator, spesso acquistato come primo "cronografo manuale vero" a un costo di ingresso molto più basso rispetto ai corrispettivi svizzeri.
