Storia del modello
Come già accaduto con lo Strela, anche il Buran prende il nome da un capitolo del programma spaziale sovietico: Buran era la navetta orbitale riutilizzabile dell'URSS, che compì il suo unico volo nel 1988. Poljot riprende questo nome per una linea di cronografi manuali basati sul calibro 3133, proposta con cassa in acciaio cromato di circa 38 mm e quadrante bianco a due contatori, in una veste più formale e meno marcatamente militare rispetto all'Aviator, pur condividendo lo stesso cuore meccanico.
Il Buran si distingue anche per la varietà di complicazioni disponibili sulla base del calibro 3133: oltre alla versione cronografica standard, Poljot propone declinazioni con fase lunare (calibro 31679) e con indicatore giorno/notte (calibro 31682), a testimonianza della versatilità del movimento sviluppato negli anni '70 e reso ampiamente disponibile dal 1983. Alcune di queste varianti più elaborate sono state commercializzate anche con nomi commerciali dedicati, come nel caso di alcune edizioni con fase lunare vendute con la denominazione "Basilika".
Anche il nome Buran ha seguito il destino frammentato di Poljot dopo il fallimento della fabbrica storica nel 2004: i diritti sul marchio sono passati a Volmax, che negli anni successivi ha spostato parte della produzione in Svizzera, adottando un'estetica più vicina agli standard orologieri occidentali rispetto all'impostazione originale sovietica — lo stesso percorso già seguito dal marchio Aviator, e un ulteriore segnale di quanto complessa e frammentata sia oggi l'eredità della Poljot storica.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
La navetta Buran da cui il modello prende il nome ha compiuto un solo volo orbitale, senza equipaggio, nel 1988: un episodio poco noto al grande pubblico rispetto ai voli con cosmonauti a bordo, ma che Poljot ha scelto comunque di celebrare affiancando questo nome a quello, ben più famoso, dello Strela di Alexei Leonov.
