Storia del modello
Il Visodate viene presentato da Tissot nel 1954 con un nome che è già un piccolo manifesto: la fusione tra "visibile" e "data", a indicare una finestrella del calendario pensata per essere letta a colpo d'occhio. La caratteristica tecnica che il marchio associa al modello è un meccanismo capace di far scattare la cifra della data istantaneamente a mezzanotte, invece di farla scorrere gradualmente nelle ore precedenti come accadeva in diversi calendari automatici dell'epoca — un perfezionamento rispetto ai precedenti tentativi della stessa Tissot, come il Calendrier degli anni '40 e il Centenary del 1953.
Su questo primato le fonti non sono del tutto concordanti: alcuni approfondimenti di settore collocano il salto istantaneo della data del Visodate in relazione al Datejust di Rolex — che introduce il calendario automatico nel 1945 ma raggiunge il cambio istantaneo solo dal 1955 — descrivendo il Visodate come arrivato "meno di un decennio" dopo il capostipite Rolex, mentre altre fonti secondarie presentano Tissot come antecedente sul cambio istantaneo. La documentazione ufficiale del marchio non rivendica esplicitamente una priorità assoluta, per cui su questo punto specifico ci limitiamo a segnalare la discordanza tra le fonti piuttosto che affermarla come primato certo.
Il nome e l'impostazione del Visodate sono stati ripresi più volte nei decenni successivi: una prima ondata di rilanci in chiave "Heritage" propone versioni automatiche con movimento ETA 2836-2, cassa attorno ai 40 mm e fondello a vista in zaffiro (al posto del vetro acrilico originale); una collezione Visodate più recente aggiorna ulteriormente l'impostazione con movimento Powermatic 80, spirale in Nivachron e una cassa più contenuta da 39 mm, proposta in diverse combinazioni di quadrante e cinturino, a conferma della vitalità di un nome nato più di settant'anni fa.
Caratteristiche tecniche
Esecuzioni principali
Il nome "Visodate" è letteralmente un piccolo slogan incorporato nella denominazione del modello: fonde "visibile" e "data" per descrivere in una sola parola la promessa centrale dell'orologio, un espediente di naming piuttosto insolito per l'orologeria svizzera degli anni '50.
