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Movado

Fondazione nel 1881 a La Chaux-de-Fonds — nome Movado dal 1905, oggi parte del gruppo Movado Group con sede a Paterson, New Jersey

Storia del marchio

La storia di Movado comincia nel 1881 a La Chaux-de-Fonds, nel cuore dell'Arco Giurassiano svizzero, quando il giovane orologiaio Achille Ditesheim apre una propria officina. Nel 1892 unisce le forze con i fratelli Léopold e Isidore, dando vita a "L.A. & I. Ditesheim, Fabricants": una delle prime realtà a organizzare la produzione in forma moderna e centralizzata, in un momento in cui l'industria orologiera svizzera stava ancora riprendendosi dalla grave crisi commerciale degli anni 1870. È solo nel 1905, però, che l'azienda adotta il nome con cui la conosciamo oggi: Movado, che in esperanto significa letteralmente "sempre in movimento" — una scelta programmatica per un marchio che, già allora, contava oltre 150 dipendenti e una reputazione internazionale sia per gli orologi da tasca sia per quelli da polso, allora ancora una novità di mercato. Nei primi decenni del Novecento Movado costruisce fama proprio sull'innovazione tecnica: nel 1912 lancia il Polyplan, un calibro rettangolare montato su tre piani inclinati per seguire la curvatura del polso; a metà anni 1920 introduce l'Ermeto, un originale orologio da tasca-borsetta con cassa scorrevole che, aprendosi, carica automaticamente la molla del movimento; poco dopo arriva il Curviplan, ulteriore evoluzione dei calibri curvi. Sono anni in cui il marchio deposita, secondo quanto riportano gli archivi di settore, non meno di 98 brevetti svizzeri tra il 1900 e il 1969: la prova che Movado, ben prima di diventare un nome noto al grande pubblico, era una vera manifattura nel senso più tecnico del termine.

Il capitolo più celebre della storia Movado si apre nel 1947, quando il designer modernista newyorkese Nathan George Horwitt propone un quadrante radicalmente diverso da tutto ciò che l'orologeria aveva prodotto fino ad allora: una superficie completamente nera e priva di numeri, animata da un solo punto dorato posto esattamente a ore 12, a simboleggiare il sole che raggiunge il proprio zenit a mezzogiorno — un rimando, dichiarato dallo stesso Horwitt, all'antenato più remoto della misura del tempo, la meridiana. Il suo credo progettuale, "Without use, there is no beauty — without beauty, what is the use?", riassume una filosofia che punta a eliminare ogni elemento superfluo dal quadrante, lasciando che sia l'essenzialità stessa a comunicare l'ora. Il disegno, prodotto da Movado a partire dagli anni successivi, ottiene nel 1960 un riconoscimento più unico che raro nella storia dell'orologeria industriale: diventa il primo quadrante di un orologio ad entrare nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York, guadagnandosi da lì il nome con cui è conosciuto ancora oggi, "Museum Watch" o "Museum Dial". La vicenda ha anche un risvolto meno noto ma significativo: Horwitt, che aveva depositato il proprio disegno come opera originale, dovette intraprendere una lunga battaglia legale per il riconoscimento dei diritti su un'estetica che nel frattempo altri marchi avevano ripreso; la controversia con Movado si chiude solo nel 1975, con il pagamento all'artista di circa 29.000 dollari.

Il 1969 è per Movado un anno di svolta per ragioni opposte e quasi contemporanee. Da un lato è l'anno della corsa mondiale al primo movimento cronografico automatico della storia, una gara a tre che vede fronteggiarsi il consorzio Heuer-Breitling-Büren-Dubois Dépraz (il "Calibro 11", noto come Chronomatic), il giapponese Seiko con il calibro 6139, e un terzo fronte formato da Zenith insieme a Movado e Mondia: quest'ultimo consorzio commercializza il calibro sviluppato da Zenith — il futuro leggendario "El Primero" — anche a marchio Movado, con il nome Datron HS 360. Il contributo tecnico di Movado a questa corsa resta più commerciale che inventivo, ma la Datron lega comunque il nome del marchio a uno dei momenti-cardine assoluti dell'orologeria del XX secolo. Dall'altro lato, proprio nel 1969, Movado e Zenith uniscono le proprie sorti in una fusione societaria che chiude, di fatto, la lunga stagione della piena indipendenza industriale di Movado inaugurata quasi novant'anni prima da Achille Ditesheim.

Il passaggio decisivo alla configurazione societaria odierna arriva nel 1983, quando l'imprenditore cubano-americano Gedalio Grinberg acquisisce il marchio attraverso la North American Watch Corporation, poi rinominata Movado Group: è la holding — oggi guidata dal figlio Efraim Grinberg — che possiede, oltre a marchi orologieri propri come Concord ed Ebel, anche una serie di licenze nel settore fashion per nomi come Coach, Tommy Hilfiger, Calvin Klein, Lacoste e Hugo Boss. È una distinzione importante da tenere a mente: il marchio Movado, oggetto di questa pagina, resta portatore di una vera e propria eredità orologiera svizzera autonoma, radicata nel 1881 e cristallizzata nell'icona del Museum Dial — cosa ben diversa dalle collezioni su licenza fashion possedute dalla medesima holding, che nulla hanno a che fare con la tradizione manifatturiera qui raccontata. Nel 2026, in occasione dei 145 anni dalla fondazione, Movado ha celebrato l'anniversario rilanciando in chiave contemporanea alcuni dei propri capitoli storici più importanti, tra cui una riedizione Heritage del Kingmatic — segno di come il marchio continui a guardare al proprio archivio degli anni 1950-60 come a una risorsa creativa ancora viva.

Cosa lo contraddistingue

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Il Museum Dial di Horwitt
Il quadrante nero con un solo punto dorato a ore 12, disegnato nel 1947 e primo quadrante di un orologio ad entrare, nel 1960, nella collezione permanente del MoMA.
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Vera manifattura prima del 1969
Quasi 98 brevetti svizzeri depositati tra il 1900 e il 1969, con calibri automatici propri come la famiglia Kingmatic, prima della fusione con Zenith.
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Un nome-manifesto
"Movado" significa "sempre in movimento" in esperanto: un'idea di continuo perfezionamento tecnico ed estetico che il marchio rivendica fin dal 1905.

Modelli iconici