Swatch
Storia del marchio
Swatch nasce nel 1983 in piena crisi del quarzo, quando gli orologi elettronici economici prodotti in Giappone rischiavano di spazzare via l'industria orologiera svizzera. Sotto la direzione di Ernst Thomke, alla guida di ETA, gli ingegneri Elmar Mock e Jacques Müller sviluppano un orologio radicalmente più semplice: la cassa in plastica diventa parte integrante del movimento, saldata a ultrasuoni, e il numero di componenti si riduce ad appena 51 — contro le centinaia di un orologio meccanico tradizionale — rendendo l'assemblaggio quasi interamente automatizzato. Il 1° marzo 1983, a Zurigo, vengono presentati i primi dodici modelli, con quadranti disegnati dai grafici Bernard Müller e Marlyse Schmid, al prezzo di 50 franchi svizzeri: nasce così il nome "Swatch", contrazione di "Second Watch".
Nel 1985 l'imprenditore Nicolas G. Hayek acquisisce una quota di maggioranza della holding ASUAG-SSIH, proprietaria di Swatch e di numerose maison storiche, diventandone presidente l'anno successivo e trasformandola in seguito nel Swatch Group. Hayek utilizza i profitti e la visibilità generati dagli orologi Swatch per rilanciare l'intera orologeria svizzera, allora messa in ginocchio dalla concorrenza dei quarzi giapponesi a basso costo, restituendo competitività a marchi come Omega, Longines, Tissot e Blancpain, oggi tutti parte dello stesso gruppo.
Da semplice orologio pensato per un pubblico giovane e per un prezzo accessibile, Swatch si trasforma rapidamente in una piattaforma culturale: già dal 1984 il marchio lega la propria immagine a musica, sport e arte urbana, aprendo la strada a decenni di collaborazioni con artisti — da Kiki Picasso a Keith Haring, fino a Jean-Michel Basquiat — e, più di recente, con le maison "sorelle" del gruppo, come dimostrano il fenomeno globale del MoonSwatch con Omega (2022) e il progetto Scuba Fifty Fathoms con Blancpain (2023).
