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Patek Philippe

Fondata nel 1839 — Ginevra, dal 1932 di proprietà della famiglia Stern

Storia del marchio

La storia di Patek Philippe comincia a Ginevra nel 1839, quando l'emigrato polacco Antoni (Antoine) Norbert de Patek, arrivato in Svizzera dopo il fallimento dell'insurrezione di Novembre contro l'Impero russo, fonda con il connazionale Franciszek Czapek la manifattura "Patek, Czapek & Cie". Il sodalizio si sciolse però già nel 1845 — Czapek proseguì per conto proprio, dando origine a un marchio che oggi porta il suo solo nome — mentre Patek, alla ricerca di un nuovo socio con competenze tecniche più solide, incontrò l'anno precedente, all'Esposizione Industriale di Parigi del 1844, l'orologiaio francese Jean Adrien Philippe. Fu un incontro decisivo: Philippe aveva appena ideato un innovativo sistema di carica e messa all'ora della lancetta tramite corona, senza più necessità della tradizionale chiavetta, che brevettò nel 1845 e che avrebbe cambiato per sempre l'ergonomia dell'orologio da tasca e, più tardi, da polso. Nel 1851 la ragione sociale assunse la forma "Patek, Philippe & Cie", da cui deriva il nome che il marchio porta ancora oggi.

Nei decenni successivi la manifattura ginevrina si costruì una reputazione fondata su una fitta serie di brevetti e complicazioni: oltre cento brevetti depositati nel corso della sua storia e più di venti calibri di base sviluppati internamente. Nel 1868 Patek Philippe realizzò quello che è generalmente considerato il primo orologio da polso svizzero, commissionato dalla contessa ungherese Kocewicz; nel 1889 introdusse il calendario perpetuo negli orologi da tasca; nel 1923 depositò i brevetti relativi al cronografo a rattrapante (doppia lancetta dei secondi). Il culmine di questa ricerca ossessiva della complicazione arrivò nel 1933 con la Henry Graves Supercomplication, un orologio da tasca con 24 complicazioni commissionato dal banchiere newyorkese Henry Graves Jr. — rimasto per oltre mezzo secolo l'orologio meccanico più complicato mai costruito, prima di essere superato nel 1989 dal Calibre 89 realizzato per il 150° anniversario del marchio, con 33 complicazioni.

La Grande Depressione degli anni Trenta portò però la famiglia Patek, priva di eredi diretti nella conduzione dell'azienda, sull'orlo del fallimento. Nel 1932 la salvezza arrivò da Charles e Jean Stern, due fratelli ginevrini proprietari della Fabrique de Cadrans Stern Frères, storico fornitore di quadranti smaltati della stessa Patek Philippe: i due rilevarono il controllo della manifattura, incaricarono l'orologiaio Jean Pfister di dirigerla e ne internalizzarono progressivamente la produzione dei movimenti, rendendola indipendente anche sul piano tecnico. Da allora Patek Philippe è rimasta l'ultima grande manifattura di alta orologeria ginevrina ancora interamente di proprietà della famiglia fondatrice-acquirente, oggi alla quarta generazione: dopo Henri Stern (figlio di Charles, presidente dal 1958, fondatore nel 1946 dell'agenzia americana che avrebbe reso il marchio celebre negli Stati Uniti) è venuto Philippe Stern (presidente dal 1993, artefice del trasferimento nella nuova manifattura di Plan-les-Ouates nel 1996 e fondatore del Patek Philippe Museum nel 2001) e infine Thierry Stern, alla guida dal 2009, che nel 2020 ha inaugurato il nuovo edificio produttivo "PP6" del complesso ginevrino.

Proprio nel 2009, anno dell'insediamento di Thierry Stern alla presidenza, Patek Philippe compie un passo dirompente per l'intero settore: abbandona il tradizionale Poinçon de Genève (il tomaso "Sigillo di Ginevra" cui aveva aderito per gran parte del Novecento) per introdurre un proprio marchio di garanzia interno, il Patek Philippe Seal. A differenza del Sigillo di Ginevra, concentrato sulla sola finitura dei componenti del movimento, il nuovo sigillo valuta l'orologio nella sua interezza — funzionalità, estetica ed ermeticità comprese — imponendo per gli orologi automatici da uomo una precisione media compresa tra -3 e +2 secondi al giorno una volta a cassa completa, ben più esigente degli standard COSC. È un gesto che riflette la filosofia stessa del marchio, sintetizzata nel motto pubblicitario diventato celebre a livello mondiale: "Non si possiede mai veramente un Patek Philippe. Lo si custodisce solo per la generazione successiva" — un invito a considerare ogni esemplare non un semplice bene di consumo, ma un patrimonio di famiglia da trasmettere. Una filosofia che i mercati d'asta hanno più volte confermato con i numeri: la Henry Graves Supercomplication ha raggiunto 24 milioni di dollari da Sotheby's a Ginevra nel 2014, mentre nel novembre 2019, all'asta benefica Only Watch, l'esemplare unico in acciaio del Grandmaster Chime ref. 6300A-010 — la complicazione più elaborata mai proposta in catalogo, con due quadranti e ben venti funzioni tra cui una suoneria a carillon — è stato aggiudicato per 31 milioni di franchi svizzeri, diventando l'orologio da polso più costoso mai venduto all'asta.

Cosa lo contraddistingue

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L'ultima grande manifattura ginevrina indipendente
Dal 1932 di proprietà della famiglia Stern, oggi alla quarta generazione con Thierry Stern: nessun altro grande nome dell'alta orologeria di Ginevra è rimasto così a lungo sotto lo stesso controllo familiare.
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Il Sigillo Patek Philippe
Dal 2009 il marchio ha abbandonato il Poinçon de Genève per un proprio standard di qualità interno, più esigente e più ampio, che valuta l'intero orologio e non solo la finitura del movimento.
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Il primato nella complicazione e nel valore d'asta
Dalla Henry Graves Supercomplication (1933) al Calibre 89 (1989) fino al Grandmaster Chime, Patek Philippe detiene alcuni dei record assoluti di complessità meccanica e di prezzo mai raggiunti da un orologio.

Le collezioni