TAG Heuer
Storia del marchio
La storia del marchio comincia molto prima della sigla "TAG": nel 1860, a soli vent'anni, Edouard Heuer apre a Saint-Imier, nel Giura svizzero, il proprio atelier orologiero, la "Uhrenmanufaktur Heuer". È qui che nasce la vocazione che accompagnerà l'azienda per oltre un secolo: la misurazione precisa del tempo breve. Nel 1869 Heuer deposita un primo brevetto per un sistema di carica e messa all'ora a corona, e nel 1882 e nel 1887 arrivano due brevetti decisivi per la cronografia — quest'ultimo per il perfezionamento del pignone oscillante, un meccanismo che consente l'avvio e l'arresto istantaneo del cronografo tramite pulsante e che, in versioni evolute, è ancora alla base di molti cronografi meccanici moderni.
Il Novecento vede Heuer specializzarsi nella cronometria sportiva e da cruscotto: nel 1911 l'azienda presenta un cronografo da cruscotto per automobili e aeroplani, e nel 1916 il "Mikrograph", il primo cronometro capace di misurare il centesimo di secondo, impiegato in ambito sportivo, industriale e militare. È in questo filone — gli strumenti di bordo per il motorismo e l'aviazione — che nel 1933 nasce il nome "Autavia" (dalla contrazione di AUTOmobile e AVIAzione), inizialmente applicato a un cronometro da cruscotto e solo decenni più tardi trasformato in un orologio da polso.
Il dopoguerra e soprattutto gli anni Sessanta segnano l'epoca d'oro del marchio, guidata da Jack Heuer, pronipote del fondatore, alla guida dell'azienda dal 1958-1962. È lui a lanciare, in rapida successione, l'Autavia da polso (1962), la Carrera (1963) e il Monaco (1969), quest'ultimo presentato con il Calibre 11 "Chronomatic", tra i primi movimenti cronografici automatici al mondo. Sono gli stessi anni in cui Heuer stringe legami sempre più stretti con l'automobilismo: cronometraggio ufficiale della 500 Miglia di Indianapolis dal 1971, sviluppo del sistema "Centigraph" per la Scuderia Ferrari, orologi Heuer al polso di piloti come Jo Siffert, Mario Andretti e — nel 1962, nello spazio — dell'astronauta John Glenn.
La crisi del quarzo degli anni Settanta metteva a dura prova l'intera orologeria meccanica svizzera, Heuer compresa. Nel 1985 la famiglia Heuer cede il controllo dell'azienda a TAG — Techniques d'Avant-Garde, un gruppo industriale con interessi nell'aerospaziale e, non a caso, nella Formula 1 (TAG era allora sponsor e in parte proprietaria del motore turbo che equipaggiava la McLaren campione del mondo con Niki Lauda nel 1984 e Alain Prost nel 1985 e 1986). Da questa acquisizione nasce il nome "TAG Heuer", che l'azienda porta ancora oggi. Il nuovo assetto rilancia il marchio con una collezione pensata per un pubblico più ampio, la Formula 1, lanciata nel 1986.
Nel 1999 TAG Heuer viene acquisita da LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton), che ne acquista la quasi totalità delle quote per circa 1,15 miliardi di franchi svizzeri, inserendo il marchio nella propria divisione orologi e gioielli. Da allora TAG Heuer ha continuato a rivendicare esplicitamente la propria doppia eredità: quella tecnica e sportiva di Heuer, nata a Saint-Imier nel 1860, e quella del rilancio moderno targato TAG a partire dal 1985 — con numerose reinterpretazioni di modelli storici (Autavia, Monaco, Monza) accanto alle collezioni contemporanee.
